SOCIALE ma… contraffatto

Il cosiddetto e-commerce fa fatica a decollare, anche se il futuro è suo.contraff

Per ora è la grande distribuzione, almeno in Italia, ad aver il sopravvento, lasciando ai vecchi negozi familiari solo briciole, o meglio solo alcuni territori che non potrebbero vivere senza.

Molto si discute di quali segmenti funzionano di più in rete e sugli scenari sui prodotti di qualità.

Esce però anche fuori con durezza il problema delle contraffazioni. Un pubblico facilone può pensare che in fondo sono esagerati i prezzi d’autore e che l’apparenza può essere garantita anche da produzioni “misteriose”.

Il danno per le griffe rimane ed è pesante. Di recente Indicam, l’istituto specializzato di Centromarca, ha accusato il maggior portale cinese Alibaba di commercializzare il 60% delle merci contraffatte. Alcune case, come la francese, Kkr (Gucci) sono passate già alle denunce. L’Italia ha da poco siglato un accordo con Jack Ma per fare da garante del made in Italy, ma è presto per vederne la riuscita.

In un periodo in cui tutti cercano gli automatismi e le segnalazioni degli utenti ben  vengano siti social che segnalino la bufala, come per ora Wechat.

 

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