QUANDO, PROPRIO NOI, NON SAPPIAMO PARLARE DI TERREMOTI

Alla mia quarta esperienza di terremoti nel corso della vita, in vari abiti, dal volontario al cronista, approfitto di questa mia pagina per fissare – per quel che vale – qualche riflessione su questi primi 15 giorni post-terremoto e di apertura ormai di una diversa fase. Cercherò di restare nel mio campo – linguaggio e comunicazione – senza intenzioni  di bilanci oggettivi o polemiche, a parte il mio fastidio per tanta incapacità di rispettare il dolore e calibrare le parole. Parole che dovremmo saper usare, dopo tanti terremoti attraversati: e invece sciupiamo, mentre c’è ancora chi è lì a impegnarsi a testa bassa.

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Costume o pigiama da topolino. Ovviamente usato

IL GRANDE CUORE DELL’ITALIA!!! Si è manifestato in due canali: la raccolta fondi e l’invio di oggetti (“aiuti”). La prima è stata sparpagliata ben presto su vari conti correnti, alcuni fin troppo interessati (Cri), altri impropri se non per aumentare il proprio smalto sociale (Coop e altre catene): in realtà bastava inviare i soldi ai 3 Comuni interessati, anche per velocizzare l’acquisto di beni urgenti. Ma in tanti si sentono sagaci, “non si fidano”, forti di esempi passati: e così, soggetti senza alcun progetto a breve hanno drenato cifre più utili in un secondo tempo. Faccio una piccola parentesi su chi ha fatto il bel gesto di raccogliere qualcosina, ma senza scomporsi troppo. Faccio l’esempio del paesino di Torricella in Sabina: mentre tutti i Comuni a fine agosto revocavano manifestazioni, a cominciare Rieti col suo glorioso Meeting di atletica leggera, qui si svolgeva in tre sere come nulla fosse la ipertradizionale festa del santo patrono. Nella via principale wurstel, musica alla Casadei, balli, cannoni di luce e quanto altro: però con un minuto di silenzio ogni sera… Altrove per fortuna si sono trovati  altri modi di far solidarietà, più sobri e più “educativi” per la popolazione.

La seconda è una pagina di inciviltà con pochi precedenti…

MANCA TUTTO, MANDATE TUTTO!!! Non so dire chi ha cominciato per primo a lanciare l’allarme assurdo: certo che le istituzioni non sono riuscite a bloccare l’invasione di tonnellate di generi non richiesti, costringendo ad inventare la figura insolita del volontario (non soccorritore) smaltitore… L’impatto mediatico di fine agosto è stato enorme, per un territorio di appena 20 km e con solo 2500 residenti, già in via di spopolamento. Di chi avevano bisogno? Le quattro Protezioni civili regionali erano pienamente in grado di gestire la situazione, nonostante le scosse e le vie ostruite: e altre squadre si sono aggiunte dal Nord, con esemplare tempismo e professionalità. Eccezionale in 15 giorni costruire dal Trentino  la scuola unica per tutti i 150 bambini rimasti, E gli aiutanti, compresi i generosissimi Vigili del fuoco (che avranno ancora mesi di lavoro), hanno superato quota 4mila. Che chiedere di più?

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Vestito da sera tra le tonnellate di abiti usati

Invece sono state stoccate tonnellate di capi di abbigliamento sufficienti a vestire qualche repubblica Centroafricana. E speriamo che davvero vadano alla fine verso di loro, almeno i capi nuovi o presentabili. Non è stato un bello spettacolo vedere da vicino cosa intende per GENEROSITA’ o SOLIDARIETA’ l’italiano medio… Mi scuso per usare questo termine obsoleto, ma è praticamente impossibile risalire ad una qualche matrice sociale o geografica. Tutti hanno partecipato alla gara di … dismissione! Parliamo di tonnellate di non lavato, non imbustato, letteralmente catapultato fuori da un vecchio armadio (colpa del terremoto?). Cappotti del bisnonno, corredini di neonati oggi maggiorenni, costumi di Carnevale e toppettini con strass, e una vera perla: UN ABITO DA SPOSA con strascico!!! Ma posso aggiungere, se interessa: bigliardini sfondati, cottonfioc aperti, dentifrici per cani!!! Mentre dal fango si chiedevano stivali e becchime per polli.

La mancanza di rispetto per la dignità di un terremotato mi pare evidente. Forse erano meglio 2 euro unatantum via telefono… E certamente queste milionate di generosi italiani ben poco sanno o immaginano delle priorità di chi sta rischiando la pelle nelle prime ore dell’intervento e non ha certo tempo da perdere nella selezione della “monnezza”, anche per mancanza di depositi idonei (questa roba, prima che nelle discariche, è finita non a caso in lontani capienti Palasport e nelle rimesse di autobus).

RICOSTRUIREMO TUTTO, QUI E MEGLIO DI PRIMA! Ciascun mio lettore avrà sentito frasi di questo tipo nelle visite lampo dei nostri vari governanti centrali e locali. In effetti questo è l’augurio immediato dei sopravvissuti. Era sacrosanto tranquillizzarli. Ma il vero messaggio è uscito solo lentamente: DECIDERANNO LE PERSONE. E’ meno spettacolare, ma molto più sensato di certe vaghe promesse. Non a caso è stata questa la posizione dei Sindaci. Se le persone se ne andranno, c’è bene poco da ri-costruire, se non per esporre villette vuote o seconde case a favore del turismo post-sciagure: esiste pure quello…

Ricostruire esattamente lì? Molte persone oggi sono terrorizzate di stare sotto un tetto, figuriamoci se dentro una casa sopra la faglia in questione! Metà di Arquata, un bel pezzo di Accumoli, tutta Pescara, semplicemente non hanno più la terra sotto, franata a valle di pochi secondi. Nella disgrazia almeno Amatrice è più “fortunata”, perchè ha spazio intorno, ieri per le tendopoli e tra qualche mese per le casette di legno oltre che dei servizi essenziali, con la scuola e il centro commerciale o artigiano. Certo si vogliono evitare le scelte centripede dell’Aquila: ma saranno le persone a decidere cosa si sentono di fare, anche se sarà duro ora reggere le attese familiari, in un albergo o accanto alle proprie bestie.

I MEDIA NON RACCONTANO TUTTA LA VERITA’!! Altro slogan di successo, specie sui social. Quali canali seguivano queste persone? Tutti i media sono accorsi, da mezzo mondo, anche per la notorietà di Amatrice (conquistata con intelligenza appena in anni recenti). La Rai è stata monopolizzata per giorni. Sulla qualità  in sè si può sempre discutere: come il cattivo gusto di ficcare in bocca un microfono a un vecchietto ancora pieno di calcinacci addosso per domandare:”Cosa si prova in questi momenti?”. O l’iper-cronista, che si aggira sprezzante del pericolo, coi Vigili, per strillare:”Guardate! una scarpa. Guardate! una borsetta”. Ma questi sono dettagli tra il patetico e il ridicolo che non possono oscurare il lavoro fatto da tanti colleghi in condizioni non facili neanche per loro. I paesani, sempre molto composti, non sempre hanno apprezzato il loro divismo, ma è un altro discorso.

LA RABBIA E I GUASTI DEL GIUSTIZIALISMO. La pietà è durata appena 48 ore. Poi si è scatenata – prima ancora dei funerali – la ricerca del colpevole. Il geometra, il collaudatore, forse il sindaco, forse il preside… Ed esauriti i casi eclatanti delle opere pubbliche, si è passati alle colpe dei privati, o persino della Chiesa cattolica per il crollo di un suo campanile su una casa! Sui social si sono letti veri e propri deliri. E’ facile dire che si tratta soltanto di deficienti, mentre ormai credo che siano una bella fetta di italiani senza centro, nè in politica nè nella sfera culturale nè quella psicologica. L’ignoranza al potere, coperta dal sostanziale anonimato. Un esempio: mentre erano ancora in atto le ricerche degli ultimi superstiti, con tutti i mezzi possibili, si è scatenata su fb una gazzarra (solo in apparenza animalista) contro gli inumani Addestratori dei cani da ricerca… Un grande senso di tempestività, davvero!

Passate queste parole vane, è rimasta comunque oscurata  la frase che nessuno mai osa pronunciare in questi casi, ma è invece latente, che tocca non pochi aspetti della vera e propria ricostruzione: PERCHE’ TANTI MORTI STAVOLTA? NON COSTRUIRONO A NORMA, DUNQUE E’ COLPA LORO. Uno scaricabile barile finora ignorato dalle altre ricostruzioni post-terremoto, per fortuna. Punire due volte il disastrato, a parte eventuali aspetti giudiziari? Togliergli la casa? Togliergli il saluto?

Di sicuro per ora – se si sceglie una visione tutta legalistica della vicenda – 100 tecnici stanno lentamente esaminando quel che non c’è più e applicano (su indicazione della magistratura) sigilli e delimitazioni. INDAGARE. E’ uno dei problemini che ha rallentato tutto all’Aquila. Tonnellate di incartamenti e foto, ipotesi e controanalisi, hanno poi partorito il topolino di una decina di procedimenti giudiziari. L’incuria c’è stata, per sopraelevazioni e assurdi tetti di cemento, ma si dovrebbe condannare allora un’intera nazione, comprese le miserie delle istituzioni che anni fa derubricarono i propri edifici dal rispetto delle nuove leggi sulla sicurezza!

Mi sento – già tra un anno – di registrare il grido che si alzerà – alla rovescia – non solo dai terremotati in cerca di futuro, ma dai più sdegnosi di questi italiani oggi rancorosi:”LA BUROCRAZIA FRENA LE NUOVE CASE!!” Oggi si chiede giustizia sommaria e poi la si contesterà se troppo rigorosa.

IL DOLORE E LA SATIRA. Non so se l’incidente di Charlie Hebdo passerà alla storia. Per ora c’è una inattesa denuncia del Sindaco di Amatrice, persona che stimo molto, ma forse in questo caso malconsigliata, per le due vignette irriverenti e ovviamente di cattivo gusto. A parte la difficile imputazione di due vignettisti francesi in terra italiana, forse lo sdegno legittimo poteva finire lì. Le vignette non hanno causato altri danni, anzi forse hanno aumentato  i simpatizzanti della cucina amatriciana. Charlie è fatto così da sempre: l’errore questa volta – a mio modo di vedere – è stato di dirigere la satira non più solo verso i Potenti (come da sempre tuonano Dario Fo o Crozza) ma anche versocharlie i poveri Cristi innocenti, oltre che defunti. La seconda vignetta in realtà è un parziale tentativo di discolparsi (e già sarebbe una piccola novità, da parte francese):”Non abbiamo costruito noi quei paesi, ma voi con quei metodi non-trasparenti, amicali…” Penso che questa sia più difficile da contestare, a meno che la parola Mafia abbia un significato solo per la Sicilia!

Non mi convince affatto invece chi fatto l’offeso e rinnega la solidarietà manifestata verso Parigi. L’ha sintetizzata il nostro ministro dell’Interno. NON SONO PIU’ CHARLIE!! hanno scritto in tanti. Ma la solidarietà non può andare col vento, quando ci conviene e quando no, quando ci sentiamo più buoni e meno cinici di altri, col rischio di dimenticare i “loro” morti, frutto di uno scenario mondiale cupo e non solo di tragedie “naturali”… Col rischio di offrire alibi postumi ad assassini.

QUELLO DI CUI SARA’ IMPORTANTE DISCUTERE. Credo che si sia capito che stavolta la gestione dell’emergenza ha funzionato e questi 6 mesi di transizione si preannunciano ben “ideati”, funzionali alla riprogettazione non solo architettonica (è rimasta in piedi solo qualche chiesa), ma del tessuto social/economico per favorire i rientri. Certo non va dimenticata Arquata-Accumoli-Amatrice (e in effetti anche Norcia, con 1000 persone fuoricasa, frettolosamente premiata per la bontà della sua ricostruzione) . Ma tra tante chiacchiere su come si costruisce in pietra, con quante certificazioni, con quale spesa da-parte-di-chi (penalizzare le seconde case?), mi permetto di avanzare qualche terreno di ragionamento finora assente:

  • LE STRADE STATALI. Ogni anno si litiga su qualche spezzoncino di autostrada da portare avanti, quasi sempre di opere infinite (Tirrenica, ad esempio), e poco di Strade statali (Pontina?? la più funesta d’Italia). Nel nostro caso tra Rieti e Ascoli la gloriosa Salaria è la stessa degli antichi Romani. I tre paesi del sisma sono messi in fila su questa strada tortuosa, oggi ormai impraticabile se non a mezzi pesanti. E’ troppo pensare ad un ripensamento di questo collegamento, “non vitale” per chi non ha rapporti tra queste province? Che sia senza trafori o viadotti ciclopici, ma con un intervento razionale che può in prospettiva portare quello sviluppo che tutti ora evocano.
  • LE ASSICURAZIONI. Milioni di automobilisti devono pagare un’assicurazione obbligatoria, sempre salata, anche se fortunatamente mai in vita uccideranno qualcuno. E’ normale allora non far assicurare da danni “naturali” in luoghi in cui la terra di fatto trema sempre e l’epicentro grave si rinnova ogni 5 anni? E’ tempo di studiare i casi di Germania e Spagna, dove c’è l’obbligatorietà anche se i fenomeni sono assai più modesti, o sostituiti dalle alluvioni. Il governo avrebbe tutto l’interesse di sedere al tavolo e fare da calmiere delle mire delle assicurazioni: la comunità nazionale potrebbe così risparmiare cifre ingenti.
  • QUESTO POVERO APPENNINO. Prendete una cartina dell’Italia e un righello. Mettete una punta sull’Alta Garfagnana, Fivizzano o Aulla, venite giu in diagonale e li trovate tutti i paesi terremotati di questi anni, a parte lo sberleffo in Val Padana, appena fuori dalla riga: Foligno, Norcia, Amatrice, Borbona, L’Aquila, e giu fino al Sannio. E spostando un po’ il righello Basilicata a Calabria. Non entro nel merito di dove si sia ricostruito meglio. Chiedo solo se siamo pronti a gestire il progressivo crollo sociale dell’Appennino, frutto di terremoti ma anche di incuria. Un parroco ogni 3 paesi. Un ufficio postale aperto due mattine . Qualcosa di aggregante solo per la festa a Ferragosto. Strade fuori del tempo. Beni culturali restaurati, ma senza una gestione moderna. E ancora un modello feudale di amministrazioni, oggi costrette a federarsi almeno per i Rifiuti, ma tenace nel tenere un Sindaco per 500 abitanti, ovviamente nemici giurati del paese vicino.  Dopo tante chiacchiere inconcludenti sulla questione del Sud (che ha risolto il problema a suo modo abbassando i riflettori e arrangiandosi coi padrini o con gli ultimi fondi europei), forse ci starebbe una discussione sovra-regionale. Appennini da evitare? da fuggire prima del prossimo terremoto? dal modello economico obsoleto, anche quando produce eccellenze agroalimentari? O invece magari una scuola di sperimentazione di nuovi modelli, come fu con Quaranta nel Vallo di Diano: ma erano tempi in cui la politica aveva qualche idea, o accettava di farsi aiutare. Forse leggermente  meno mafiosa, come ha colto chi ci guarda da fuori.
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