COME LAVORO

PGtrapezio2Belle esperienze

Trovate qui alcuni casi significativi del modo “giusto” di affrontare – ovviamente secondo me – la domanda di comunicazione proveniente dal sociale. Non troverete casi ambientati in grandi imprese private, che tuttora privilegiano il ricorso all’agenzia pubblicitaria (meglio se a ciclo completo), purtroppo in spirito di delega. Lì vince l’effetto magico, la ricerca del colpo a effetto, il risultato garantito, dentro un patrimonio di immagini e slogan spesso intoccabile all’interno di un settore merceologico. E tutto diventa in breve tempo uguale a tutto… La nostra ricerca va piuttosto nel senso della RESPONSABILIZZAZIONE del cliente, nel tirargli fuori nuove disponibilità, o costruire – dentro la sua realtà – nuove utili competenze, fuori da banali deleghe in bianco. Per questo è spesso difficile disegnare i confini esatti dei nostri interventi: chi ha guidato l’intervento, chi ha espresso la maggiore creatività, quale fattore è risultato vincente. Ecco perché molte delle storie che ho selezionato per voi sono anonime e senza riferimenti espliciti. Nessun segreto da nascondere, solo un modo per parlarne in modo più distaccato e – spero – utile.

  • Marchio di un Consorzio
  • Campagna promozionale per opportunità da nuova legislazione
  • Campagna di sostegno a percorso contrattuale
  • Restyling di un sito istituzionale
  • Un seminario sulla comunicazione
  • Affrontare la politica fuori da stereotipi
  • Sondaggio su utenti potenziali
  • Relazioni col pubblico, tra offerta di servizio e proposta di iscrizione
  • Un corso per redattori

Marchio di un Consorzio

Faccio l’eccezione dell’anonimato del cliente perché l’operazione è strettamente legata allo skyline di questa interessante situazione, poco conosciuta fuori del Veneto. Ci troviamo nell’area di Portogruaro, a metà tra Venezia e Trieste. Molti centri medi, molte micro iniziative che si muovono per creare sviluppo, anche in vista di avere le giuste carte per essere riconosciuta come provincia. A inizio anni 2000 c’è voglia di rilanciare il Consorzio Insieme (www.consorzioinsieme.org), caratterizzato da sette Cooperative sociali: Ape, Carteger, Itaca, L’Arco, Limosa, Omnia, Saltobiralto. Hanno oltre 1000 soci, ma soprattutto danno lavoro a 179 persone, tra cui molti soci lavoratori svantaggiati. Hanno rapporti sia con Comuni, Provincia di Venezia e Asl, che con aziende e privati cittadini. Curano tra l’altro una casa famiglia per malati psichiatrici, Informagiovani nel portogruarese (con speciali guide per le opportunità turistiche verso i disabili, ma anche verso i migranti), trasporto protetto di anziani e assistenza domiciliare, gestione di parcheggi e verde pubblico. Un punto forte – specie in prospettiva – è la splendida area di Vallevecchia, a Caorle (www.vallevecchia.it). per conto di Veneto Agricoltura, le cooperative si occupano di educazione ambientale dei frequentatori e dei servizi tecnici. E’ una vera e propria isola incontaminata di 900 ettari, valle bonificata e oggi coltivata in senso eco-compatibile. Tra l’altro sono stati “rinaturalizzati” 20 km di siepi, 170 ettari di bosco, 60 ettari di zona umida. In sintesi l’oasi di Vallevecchia è una opportunità per fare turismo alternativo lungo l’anno (sull’asse Carole, Portogruaro, Concordia Sagittaria), rispetto ad una spiaggia immacolata con pineta fino a ieri unico richiamo per l’estate. Questo sito riconosciuto di importanza comunitaria disponeva già di un proprio marchio: molto colorato, fresco e floreale, giovanile, una Vu galleggiante con incorporato il sottoslogan “Natura nuova”. Forse poco leggibile in senso istituzionale, ma perfetto per invogliare un turista dal cuore sensibile. La richiesta era di un marchio del Consorzio forte per legittimarlo in futuro, ma non concorrenziale con Vallevecchia. E ho potuto solo convenire con questa esigenza.

Dunque ho offerto un marchio con queste caratteristiche:

  • Un logo in senso stretto, senza introdurre un ulteriore segno autonomo (come la V): sono infatti le singole cooperative a “marchiare” singole iniziative o strumenti (il pulmino, ecc.)
  • Colori neutri, che possano affiancarsi eventualmente all’uso accoppiato di marchi
  • Un graficismo di riconoscimento forte all’insegna della solidarietà: una sorta di morsa dinamica, aperta, che richiama la C del Consorzio
  • Una distinzione dei font tra Consorzio e Insieme, con accentuazione netta della parola Insieme, comunque con font facilmente leggibili in qualsiasi situazione: elemento importante anche per la difficoltà di prevedere “a monte” gli usi possibili, specie dentro i futuri programmi di sviluppo
  • La specifica “Cooperative della Venezia orientale”: come a segnare l’integrazione col territorio, senza scimmiottare slogan già sentiti a carattere imprenditoriale.

Quando il cliente lo accetta al primo colpo, vuol dire che abbiamo lavorato in sintonia: ed è sempre un piacere, soprattutto perché continua a essere usato da parte della casa-madre, mentre vanno avanti tanti progetti delle sue cooperative.

Campagna promozionale

E’ stata una delle campagne più lunghe (sei mesi di lavoro) e complesse in cui sono stato coinvolto. Difficile anche inquadrarla nella casistica delle campagne promozionali. Il soggetto era un’impresa finanziaria, ma dalle caratteristiche tutte sue. Nata nel 1986 per gestire i fondi della legge Martora (perlopiù verso aziende in crisi), la società aveva atteso molti anni un pieno decollo, in mancanza di una legge che le consentisse un’evoluzione: non solo erogazione di capitali di rischio, ma finanziamenti per sostenere investimenti a tutto tondo alle aziende cooperative di produzione e lavoro (comprese le piccole società e le cooperative sociali), cui offrire anche consulenza dal business plan ai metodi di gestione. Dal 2003 lo scenario si è finalmente aperto con una nuova legislazione e la società ha potuto decidere come promuovere se stessa e i nuovi strumenti.

Dunque un continuo intreccio, per innovare:

  • L’identità della società
  • La conoscenza del quadro normativo e delle sue opportunità
  • La platea di aziende interessate.

L’intervento prevedeva una molteplicità di momenti: la predisposizione di materiali dentro un quadro omogeneo, la preparazione di seminari diffusi sul territorio, l’avvio di sportelli informativi e consulenziali gestititi da soggetti di rappresentanza locali d’intesa con la società finanziaria.

Il nostro intervento ha previsto tra l’altro:

  • Il rifacimento della linea di comunicazione istituzionale. Abbiamo svecchiato il marchio adottandone uno dinamico (costruito con l’assemblaggio di un unico segno grafico) e con una tonalità di colore più calda del precedente,. Abbiamo esplicitato la mission con il payoff:”Partner di impresa cooperativa”, per superare l’inadeguata immagine unica di sportello erogatore.
  • Un’ampia gamma di strumenti cartacei. Unica la linea grafica (anche per cartelle, blocchi ecc.), ma ben distinta la vocazione: una brochure per titoli sommari e di presentare della società; un’opuscolo di 32 pp di merito sulle novità e opportunità per le imprese cooperative (qui la società era soprattutto editrice anziché centro dei contenuti); un manuale per i responsabili degli sportelli
  • Il ricorso anche a strumenti multimediali. Abbiamo lavorato anche su altri linguaggi, evitando ripetizioni. Un cd offriva un riversaggio di molti materiali cartacei, ma anche ampia legislazione e modulistica. Un video, su interviste curate dal regista Alberto Grifi,  metteva a confronto esperienze positive di incontro tra la società e singole cooperative: il tutto arricchito da flash dei responsabili del progetto e da animazioni. Il sito istituzionale è stato aggiornato alle ultime novità, con un rifacimento grafico.

Tutto il percorso aveva per slogan DIAMO VITA AL VOSTRO PROGETTO, per rafforzare il concetto di partnership e di implementazione possibile di un’idea iniziale. L’operazione è andata in porto, nonostante le difficoltà di tenere una barra al centro tra le molte volontà a bordo. Lascia piuttosto sconcertati come, appena finita la campagna, un avvicendamento nel gruppo dirigente abbia spinto ad un ravvicinato rifacimento del logo e del sito, da altri soggetti, con quale scompiglio per i propri interlocutori è facile immaginare. Un esempio in negativo, anche perché nel frattempo la legislazione si è rinforzata nella direzione di inizio anni 2000 senza costringere ad ulteriori virate i soggetti finanziari coinvolti.

Campagna di sostegno a percorso contrattuale

I rapporti all’interno alla ex Flm, Federazione metalmeccanici, sono a dir poco tesi già da alcuni anni. Pesanti le conseguenze sulla riuscita dei rinnovi contrattuali, così come sulla creatività del fronte sindacale. Ricordo perciò volentieri – non solo per la sua unicità progettuale – l’intervento fatto nel 1999, alla scadenza del contratto nazionale di fine 1998. I rapporti interni a livello nazionale erano buoni, talmente buoni che si riuscì a partire per tempo, per firmare in tempi brevi. In base al Protocollo 1993 in quella fase erano impossibili scioperi: d’altra parte già il rinnovo precedente non ne aveva richiesti (per la prima volta nella storia). Ma la reazione Federmeccanica stavolta era di freddezza, nonostante la modesta richiesta economica in piattaforma. Come difendere le proprie ragioni? Come dimostrare la ragionevolezza degli obiettivi? Ecco che la moratoria su scioperi e dimostrazioni poteva diventare un boomerang. Su spinta degli uffici stampa, nonostante la scarsità di risorse, fui coinvolto per ideare qualcosa di nuovo: una campagna delle tre sigle sindacali a monte del rinnovo, per tranquillizzare e non per denunciare. In gioco era un’immagine aggiornata, migliore, del sindacato metalmeccanici, da sempre considerato capofila dell’ “antagonismo”. La mia prima scelta fu di concentrare intanto sui territori a vocazione metalmeccanici un messaggio altrimenti troppo diluito su scala nazionale (comunque coperto dagli uffici stampa). Seconda scelta: lavorare insieme sui linguaggi della pubblicità classica (non la propaganda) e quelli delle pubbliche relazioni. Proposi intanto una scritta esplicativa della situazione:”I metalmeccanici italiani sono impegnati nel rinnovo del contratto”: questo anche per aiutare a leggere i messaggi più evocativi proposti nei manifesti. Ma soprattutto un payoff, sotto i 3 marchi: CAPACI DI RISOLVERE. Forse per la prima volta, fuori dal minato campo delle relazioni industriali, si presentava la vocazione propositiva, da problem solving, del sindacato industriale italiano. E questo unitariamente.

Gli interventi hanno previsto:

  • Un dossier di pubbliche relazioni: con lettera dei segretari generali Fim Fiom Uilm per togliere credibilità alla durezza di federmeccanica , una sintesi della piattaforma, un breve documento sulla congiuntura economica del settore e schede riassuntive, riproduzione dei manifesti, rassegna stampa. Oltre 600 i destinatari: dalle massime cariche di Stato a vescovi delle diocesi interessate, direttori di giornali nazionali e locali, economisti e sociologi di vaglia, fino a conduttori di talk-show. Una operazione “simpatia”, anche nel linguaggio, che aiutasse a capire anche gli sviluppi della vicenda;
  • Una serie di 4 manifesti, di qualità da agenzia pubblicitaria. Forse il momento più delicato: i sindacalisti sono abituati a far da sé in questo campo, riproducendo i propri pregi e difetti, più che seguire le logiche di una moderna comunicazione. Devo perciò – anche a distanza di anni – sottolineare la disponibilità e l’entusiastica accettazione delle nostre proposte. Ogni manifesto aveva al centro un prodotto tipico metalmeccanico. Ad esempio, un cuscinetto a sfera:”Made in Japan? No, da noi. Una piattaforma equilibrata, un meccanismo che scorre. Proposte sensate: cosa c’è di complicato?”.
  • Uno spot radiofonico messo in onda per 15 giorni. Faceva ascoltare i tipici suoni di una manifestazione, per ricordare (nel silenzio) che per 4 mesi i metalmeccanici avrebbero rispettato le regole. Loro erano “capaci di risolvere”.

La vertenza purtroppo dovette approdare nelle stanze del ministero del Lavoro. L’accordo arrivò ai primi di luglio, approvato a grande maggioranza dai lavoratori. Forse la campagna non riuscì a “piegare” Federmeccanica quando era possibile evitare lacrime e sangue al rinnovo. Resta comunque come una delle poche vicende di riposizionamento strategico del sindacalismo italiano. Se oggi viene vissuto come più partecipativo e propositivo, è forse anche grazie a iniziative come quella.

Restyling di un sito istituzionale

E’ relativamente facile ormai realizzare un sito: più complesso è gestirlo e mantenergli un’identità. Il punto critico è evidente: non sempre un sito nasce con chiarezza di obiettivi e di destinatari. Naturalmente il “motivo” iniziale di un sito, specie istituzionale, è spesso di non scomparire nell’agone del proprio settore. La speranza è che un miracolo conduca flussi di navigatori errabondi proprio in quella direzione. Se i risultati restano modesti, occorre rimettere le mani all’impianto, prima ancora che ai contenuti, che nel caso istituzionale sono largamente prefissati. Ho dato il mio contributo a vari rifacimenti di siti, a volta nel ruolo di riprogettatore, a volte come consigliere di società grafiche con velleità comunicazionali. Più che raccontare un caso specifico, proprio per la complessità di situazioni, preferisco proporvi i punti nodali:

  • Serrato dialogo coi committenti. Costringerli a mettere in ordine loro obiettivi e priorità. Questo vale – come in ogni progetto strategico – anche per la nascita di una co-responsabilità: sarà più difficile cambiare le carte in corso d’opera, oppure giudicare il prodotto con criteri non espressi prima. Stiamo realizzando proprio ciò che abbiamo valutato necessario e possibile…
  • Raccolta di suggerimenti dall’interno dell’organizzazione. Un gruppo di studio progettuale è cosa diversa da un gruppo valutativo. Meglio raccogliere preliminarmente esigenze concrete di chi sarà chiamata a utilizzare / aggiornare / promuovere il sito.
  • Offrire più servizi. La grafica da sola può appagare l’occhio, ma non può risolvere le questioni. Il nostro gruppo di lavoro esteso è in grado di offrire:
    • Progetto strategico
    • Soluzioni informatiche
    • Soluzioni grafiche
    • Formazione alla gestione
    • Promozione e marketing on-line
  • Valutazione con criteri scientifici. Spesso quando si è a un passo dal finale, il committente prova la paura della decisione. E decide di ascoltare altri ok. Spesso sbagliando clamorosamente l’interlocutore. C’è ancora il mito della casalinga di Voghera. Non è chi passa nel corridoio, o una segretaria, o la moglie del dirigente a poter giudicare però un lavoro che ha avuto un proprio percorso di realizzazione. Le osservazioni saranno per forza di cose “particolari”. Altro è riconvocare il gruppo di consulenza iniziale, o comunque un gruppo capace di testare il sito nelle sue varie dimensioni: facilità d’uso, gradevolezza, leggibilità di contenuti, voglia di restarci e ritornarci…

Seminario sulla comunicazione sociale

Era dedicato all’aggiornamento di operatori sociali e dell’informazione appartenenti a varie realtà della società civile, a cominciare dal sindacato. E’ palese la carenza di momenti di incontro e approfondimento fuori dalle realtà universitarie (Marketing del no profit). Tra i pochi ha resistito per molti anni un incontro estivo della comunità di Capodarco. Ma la platea rimane vasta quanto insoddisfatta. Ho avuto la possibilità di ideare e curare un seminario nazionale articolato in 10 giornate in 5 moduli. La scelta base fu di posticipare l’elemento di aggiornamento tecnico rispetto alla capacità progettuale in proprio o in alleanza con le competenze di soggetti privati. Anche per questo, accanto a relazioni di scenario, abbiamo portato in aula testimoni diretti di esperienze: non per enfatizzare il proprio caso, ma per indicare difficoltà e possibili strade di uscita. Il seminario si è intitolato IL DIALOGO AVVIATO: COME COSTRUIRE LA COMUNICAZIONE SOCIALE NELLE GRANDI ORGANIZZAZIONI. Hanno partecipato oltre 200 persone, con una media di 35.

Ecco un riassunto del percorso:

  • Il ruolo della comunicazione sociale nelle organizzazioni complesse: giardino incolto o leva di sviluppo? Abbiamo parlato di buone relazioni tra persone, capacità di ascolto, gestione di riunioni, abilità dei comunicatori.
  • Informazione e comunicazione interna alle organizzazioni: cambiamo gli strumenti  e le strategie. Abbiamo parlato di notizie utili, flussi informativi e archivi, uffici stampa, sondaggi di opinione, modi per stimolare idee e partecipazione delle persone di ogni età.
  • Promuovere l’organizzazione e i propri servizi: può farlo anche il mondo no-profit, senza perdere l’anima. Abbiamo parlato di pubblicità, marketing, pubbliche relazioni, marketing dei servizi, campagne di sensibilizzazione, rapporti col territorio attraverso i massmedia.
  • Fare i conti con il sistema radiotelevisivo: istruzioni per l’uso (e per cambiarlo). Abbiamo parlato di tendenze in corso, effetti sociali dei massmedia, l’etica di chi fa tv, il sociale raccontato dai media.
  • L’azione politica di rappresentanza e la sfida dei new media. Abbiamo parlato di come non essere travolti dall’uso individuale delle nuove tecnologie, ma usarli per creare nuovi legami tra realtà locali e per migliorare le nostre decisioni.

La politica fuori dagli stereotipi

Negli ultimi anni la politica italiana si è come risvegliata, sul piano della comunicazione. Un ripensamento arrivato in forte ritardo e solo dopo un duro impatto con il grado di consenso dei cittadini. Meno bandiere, meno ideologia, due campi fortemente contrapposti, ipotetico confronto tutto sui contenuti: molte novità, tra una riforma elettorale e l’altra. Ma soprattutto una forte personalizzazione dei messaggi, non più giocata sull’autorità intrinseca nel ruolo, quanto sulle abilità di comunicazione del leader. Non sorprende che i consensi si spostino rapidamente, anche per oltre il 30% della platea, in base a valutazioni del momento o condizionate dall’impatto dei media. E non sempre per la dimostrata qualità di amministratore o rappresentante. Molto ci sarebbe da dire e da fare proprio sul modo di “rendicontare” al cittadino i programmi e la loro rispondenza con le realizzazioni. Il leader però normalmente non gradisce imbavagliamenti nel concreto suo modo di operare. Ha fiducia nella sua “naturale” capacità di interpretare sogni collettivi, oppure nella capacità delle “buone pratiche” a parlare – in positivo – da sole.

La mia esperienza professionale di questi anni va piuttosto nel senso di:

  • Offrire consulenza aldilà di schieramenti. E’ assurdo presentarsi come “esperti” di una sola parte: con quale forza si può dire di no ad un “proprio” leader su un singolo gesto politico?
  • Studiare in chiave scientifica il “campo di gara”. I sondaggi sulla persona sono solo un aspetto della costruzione di una strategia: occorre conoscere il grado di informazione, di coinvolgimento, di paura degli elettori;
  • Evitare slogan chiari e gradevoli, quanto usurati in breve tempo. “Squadra”, “Fiducia”, “far tornare i conti” sono ormai elementi inservibili, anche perché ascrivibili a qualsiasi sigla politica;
  • Formare le nuove leve. In particolare, sostenere portatrici del “nuovo” come le candidate donne.

Accanto a campagne ideate con vari candidati, specie alle amministrative, ho anche messo a punto un sistema di progettazione di campagne Rsu nei luoghi di lavoro. Prevede il coinvolgimento degli organizzatori e dei possibili candidati, per non far scendere azioni e messaggi dall’alto. I risultati di questa progettazione senza delega si sono visti in molte occasioni. Il pacchetto infatti consente di amalgamare vari elementi:

  • Consapevolezza dei partecipanti sul tipo di competizione che li attende;
  • Adeguamento (con piccoli momenti formativi e dispense) delle abilità di comunicazione necessarie;
  • Visione organica delle varie fasi della campagna, dai messaggi “generali” fino a quelli tutti personali dell’ultim’ora;
  • Gestione attenta delle inattese turbative durante la campagna, con risposte (o silenzi) ben ponderate e senza isterismi personali…

Per le donne candidate, sempre invocate e puntualmente “segate” dentro gli schemi della rappresentanza, ho avuto modo anche di curare un corso di formazione presso la Provincia di Roma. Gli incontri vedevano sempre intrecciato il momento teorico (comprese ricostruzione storiche) con quello pratico (quale linguaggio fa per me? Cosa mi dà fastidio nella comunicazione altrui? Cosa può rafforzare un intervento femminile?). Tre gruppi di lavoro di sole donne si sono dedicati in particolare a varie sfere della comunicazione politica: il sistema informativo,  il dialogo con la società,  la trasparenza nell’attività amministrativa. Vedi: Paolo Giammarroni, “Tecniche della comunicazione promozionale: tra trucchi e bisogno di migliorare il rapporto politici/cittadini”, in “Donne in politica”, a cura di Tiziana Bartolini e Letizia Coppotelli, Ediesse.

Sondaggio su utenti potenziali

Come utilizzare lo stand in una Fiera? Già riuscire a fermare interlocutori nella folla dei grandi momenti è un’impresa. Spesso il contatto si risolve nel consegnare depliant e sorrisi. Per alcuni anni invece, in occasione di una grande Fiera del no-profit, un soggetto di rappresentanza mi ha chiesto di inventare una procedura e un piccolo “evento” che consentisse un contatto più vero e soprattutto approfondito. Lo scopo non era tanto di tentare di vendere in loco qualche tipo dei numerosi servizi offerti (però a gamma anche molto differenti di pubblici), quanto di aumentare la propria visibilità e la corretta informazione. Abbiamo così lavorato a sondaggi “volanti”, nel senso di non impegnativi o di lunga applicazione. In ciascuna occasione  Con giovani o anziani preparati al tipo di colloquio e alle sue possibili evoluzioni, abbiamo di anno in anno misurato il gradimento verso la sigla, ma sempre partendo dai bisogni reali della persona. Cosa era prioritario per sé? Cosa per gli altri? Quanta fiducia nella possibilità di risolvere i problemi? Con quali distinzioni dentro il campione spontaneo? E che grado di conoscenza delle proposte dell’associazione? Abbinato a piccoli doni o iniziative attrattive, il sondaggio ha sempre raggiunto il proprio scopo. L’organizzazione ha avuto modo di capire le tendenze di una platea tutto sommato “amica” e gli intervistati hanno potuto capire meglio il senso delle proposte, aldilà di stereotipi o vecchie immagini.

Relazioni col pubblico

In tanti insegnano a trattare col pubblico. Le regole minime del dimostrarsi disponibili e la difficile arte dell’ascolto. L’ammodernamento del Galateo e la soluzione di eventuali conflitti. Sono stato coinvolto in varie esperienze che partiva da un’esigenza diversa. E’ possibile curare l’attività di sportello e provare a proporre “altro”, ad esempio l’adesione ad una associazione? Il problema acquista grande rilievo quando alte sono le affluenze (ad esempio, in un Centro di assistenza fiscale nell’arco di poche settimane l’anno), o l’utente impatta su una serie di sportelli a lui un po’ sconosciuta, per storia e identità. L’occasione è comunque troppo rilevante per far cadere il problema. L’utente spesso tornerà solo tra un anno, mentre c’è la possibilità di creare un legame con lui per molti mesi, chiarendo la natura della casa-madre e il senso di una iscrizione (o di una tessera particolare). Ho avuto modo di mettere a punto molti interventi formativi, quasi sempre dimensionati alle specifiche necessità della casa-madre. Provo a riassumere alcuni dei temi affrontati:

  • Ascolto, assertività, far decollare una conversazione, tenuta della relazione
  • Capacità di lettura della persona davanti a noi
  • Catalogazione di richieste prevalenti o significative, nonché relative esigenze comunicazionali, senza cadere negli stereotipi
  • Utilizzo di “carte tattiche” per portare la discussione dove ci interessa
  • Raccolta di elementi per migliorare l’accesso nella sede, l’eventuale convocazione, tempi e modi dell’incontro, dinamica della proposta
  • Uso “connotativo” degli spazi interni e dei materiali promozionali (con aggiornamento dell’immagine percepita dell’organizzazione e delle informazioni utili)

Un corso per redattori

Un buon redattore non è soltanto una persona cui piacere scrivere. Diciamo che questa à la base, ma cos’altro lo contraddistingue? Del giornalismo c’è sicuramente il senso della curiosità per i dati e le notizie. Del giornalismo non può esserci il narcisismo e la ricerca di sensazionalismi. Il redattore lavora per nome e per conto di un’organizzazione. Il suo nome poco importa. Massimo obiettivo richiesto: offrire un livello standard della sua produzione. E saper favorire l’assemblaggio del prodotto finale. Ho ideato corsi, anche molto brevi, per figure di redattori. Uno di loro finiva per essere il “capo”, ma gli argomenti toccavano per forza di cose una serie di interlocutori, non redattori a tempo pieno, ma comunque “alimentatori” del foglio in corso di ideazione. Faccio l’esempio di responsabili di servizi diversificati da parte del sindacato in una regione del NordEst. Normalmente ciascuno opera nel proprio territorio, o solo su sportelli mirati (pensioni, fisco, ricerca lavoro, extracomunitari ecc.). Era stato deciso di creare un doppio foglio:

  • Di collegamento tra le decine di operatori sul territorio, oggi estremamente dispersi
  • Di elaborazione delle politiche a monte dell’intervento delle singole realtà o sotto-sigle.

Il percorso formativo di una decina di responsabili ha visto affrontare:

  • Entrare nel progetto editoriale
  • Affinare alcune abilità e strumenti
  • Costruire un gruppo capace di costruire l’iniziativa.

I contenuti sono andati dalla analisi della realizzabilità dell’iniziativa e relativa tenuta nel tempo (capacità di personalizzare il rapporto col lettore, far memorizzare messaggi, curare soluzioni organizzative), per poi spostarci su abilità (riconoscere una notizia, gestire il progetto grafico, fare conteggi e titoli, scrivere e tagliare pezzi, curare leggibilità e originalità, importanza di una distribuzione mirata).

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