A scuola insegnare solo a scrivere sulla TASTIERA?

La Finlandia ha scelto. Dall’autunno 2016 agli studenti finlandesi, secondo quanto riportato di recente dall’edizione online della Bbc, non sarà più insegnato a scrivere a mano: le lezioni prevederanno solo la scrittura con la tastiera.  Né scrittura in corsivo né in stampatello. Un cambio, ha spiegato Minna Harmanen del National Board of Education finlandese, che sarà un salto culturale notevole. Perché digitare per scivere, afferma, è più importante nella vita di ogni giorno. C’è chi si interroga se i due tipi di scrittura contribuiscano in modo diverso allo sviluppo delle abilità intellettive dell’individuo. Susanna Huhta, della Association of Native Language Teachers, afferma che la scrittura a mano tradizionale aiuti i bambini a sviluppare abilità motorie e funzioni intellettive migliori, quindi le lezioni di scrittura potrebbero essere rimpiazzate da ore di lavori a mano e di disegno.

La notizia ha qualcosa di raccapricciante, sopratutto perchè non reversibile. Finora imparavamo a usare le mani e in parallelo a convivere con le tastiere del pc e dello smartphone. Come potremo recuperare l’uso dello stampatello?

E poi davvero il disegno vale quanto una scrittura manuale? Forse si tratta di aree cerebrali vicine ma diverse. Perchè tanta fretta nel passare ad altro regime? In base a quali raffronti? O se preferite: per guadagnare cosa??? Speriamo che i genitori hanno più voglia e tempo da dedicare ai figli neoscrittori, senza seguire questi insegnanti che così scribasi sentono di colpo più “moderni”.

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Neuroscienze. Parlare con le mani

(dalla conferenza di Michael Arbib al convegno “Corpi, strumenti e cognizione”, Università Roma3, 2-5 dicembre 2014).

Mentre frequentavo l’Università di Sidney, mi capitò di leggere il testo di Norbert Wiener “Cybernetics: or control and communication in the animal and the machine”. Ne fui convertito: da matematico puro divenni un matematico affascinato dalla sfida di comprendere il cervello. Mi iscrissi al dottorato del Mit, dove Wiener lavorava, e nel 1964 pubblicai il mio primo libro “Branis, machines, mathematics”. Nei decenni successivi continuai a lavorare alla teoria matematica della computazione e del controllo, a alla teoria del cervello che contribuì a spostare l’attenzione nella scienza cognitiva dal processamento di simboli astratti al ruolo del cervello e del corpo nella cognizione.mani

Nel corso degli anni, con colleghi e studenti a Stanford, all’università del Massachusetts e oggi a quella della california del sud, continuai a scoprire mori affascinanti in cui modelli del cervello illuminano la cognizione umana. In che modo studiare le rane che acchiappano le mosche può aiutarci a capire i movimenti oculari degli esseri umani? cosa ci dicono le ferite da arma da fuoco dei veterani della Prima guerra mondiale sul modo in cui il cervelletto produce movimenti aggraziati? Influenzato dal neuropsicologo francese MarcJeannerod, esplorai come il cervello connette la visione all’azione manuale, e da lì emersero nuove idee sulle basi neurali del linguaggio.

Negli anni 90 io e Jeannerod unimmo le forze con Hideo Sakata a Tokio e Giacomo Rizzolatti a Parma, integrando studi di neuroimmagini sul comportamento umano con registrazioni neurofisiologiche su singoli neuroni nel cervello dei macachi. Quando Rizzolatti e colleghi scoprirono i neuronui specchio nelle scimmie (neuroni che si attivano sia quando l’animale compie un’azione sia quando la vede compere da altri), il mio gruppo ne sviluppò il primo modello computazionale, mostrando come potessero emergere durante l’apprendimento.

Sorprendentemente studi di neuroimmagini in California e Milano localizzarono il sistema specchio nel cervello umano all’interno o in prossimità dell’area di Broca, un’area associata al riconoscimento delle parole.

Che ci facevano neuroni legati ad azioni manuali in un’area dedicata alla parola?? Io e Rizzolatti notammo che l’area di Broca è coinvolta non solo nella lingua parlata, ma anche in quella dei segni e ipotizzammo che ciò indicasse un ruolo cruciale dei gesti manuali nell’ evoluzione del linguaggio. (…)

Ancora oggi comprendere le interazionmi fra cervello, azione e linguaggio resta una sfida formidabile. Ma ora sappiamo, aldilà di ogni ragionevole dubbio, che la predisposizione al linguaggio tipica del cervello umano può essere spiegata esclusivamente in termini di cognizione incorporata. Il cervello da solo non parla, ma il cervello in azione di un soggetto sociale può essere molto eloquente.

(Da il Sole24Ore supplemento “Domenica” del 30.11.2014)

 

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UMBERTO ECO 50 anni dopo…

Sembra ieri che il semiologo alessandrino pubblicava “Apocalittici ed integrati” (il titolo lo ideò Bompiani). Per la prima volta in Italia si guardava con occhio scientifico ai divi della tv come Mike Bongiorno o all’effetto dei fumetti.

Cosa resta vitale nel tempo del Web? Una lunga intervista a Umberto Eco.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/12/umberto-eco-apocalittici-ed-integrati-50-anni-dopo-la-battaglie-e-sul-web/911143/

Eco-640

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Si può parlare ancora di RISORSE UMANE

Giovedi 27 novembre 2014 a Milano, presso il Nuovo palazzo della Regione, torna il FORUM DELLE RISORSE UMANE: IL LAVORO AL CENTRO.

www.forumhr.it

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Trieste: “professora”, “sindaca” e altre proposte di genere

Se ne discute da anni. Ora l’Università di Trieste ha una Dichiarazione d’intenti per la condivisione di buone pratiche non discriminatorie della lingua italiana. Hanno aderito anche Udine e la Scuola superiore studi avanzati sempre di Trieste.

Patrizia Romito e altre ricercatrici non intendono sovvertire  le regole, ma sperimentare nuove formule contro le cosidette “dissimmetrie grammaticali e semantiche”. Le prime toccano i plurali maschili inclusivi: se parliamo di un soggetto maschile e uno femminile nulla vieta di femminilizzarle oppure di ricorrere ad un asterisco di fine termine (“professor*”). Le seconde riguardano un dizionario più ampio per titoli o ruoli istituzionali: dunque Ministra, o la Presidente, ma non più “la Boldrini”.

Il vero scopo è superare le abitudini e il maschilismo strisciante. Difficile dire se le soluzioni risolvano il problema. Forse alcuni termini suonano male all’orecchio, altre soluzioni rischiano di azzerare lo specifico femminile anzichè evidenziarlo. Con tutto il rispetto per le “esperte” è auspicabile che vinca il buon gusto…

 

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PIU’ FELICI ANCHE CON MENO INTERNET?

L’accumulo gigantesco di dati personali sta portando a problematiche inedite. Innanzitutto etiche, ma anche politiche (abusi della National Security Agency) e alla lunga economiche. Le riflessioni di Morotov lungo un parallelo tra teoria della “decrescita” e diversa concezione partecipativa del Web.web

ARTICOLO DI EVGENY MOROZOV

Nell’era post-Snowden le società democratiche hanno due possibilità. La più semplice è continuare a comportarsi come prima, facendo finta che l’insaziabile sete di dati della Nsa (National Security Agency) sia solo un’aberrazione che può essere corretta modificando qualche aspetto dell’apparato tecnicogiuridico esistente. Si possono rivedere  Continua a leggere

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